Trump cambia i toni e preme per negoziare. Ma l'Iran smentisce
2026-03-23 - 18:40
AGI - Con un drastico cambio di tono nel 24esimo giorno del conflitto in Medio Oriente, Donald Trump è passato dall'annunciare l'annientamento del regime di Teheran al negoziare con un non precisato suo leader, per porre fine alla guerra. Il presidente Usa ha annunciato la sospensione degli attacchi minacciati contro le infrastrutture critiche iraniane, dopo quelli che ha definito "ottimi negoziati". Sul suo social Truth, ha annunciato un rinvio di "cinque giorni" di qualsiasi attacco che aveva minacciato di lanciare contro centrali elettriche o infrastrutture energetiche in Iran, in caso della mancata riapertura dello Stretto di Hormuz questa sera. Successivamente, durante una conferenza stampa, ha aggiunto che gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto "importanti punti di accordo" durante i negoziati condotti, a suo dire, con un "alto funzionario" che non è la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. "Stiamo negoziando con persone che trovo molto ragionevoli, molto affidabili. Sono molto rispettate e forse una di loro sarà quella che stiamo cercando", ha detto, senza fornire ulteriori dettagli. Un funzionario israeliano ha riferito al sito di informazione Axios che gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno parlato col presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, uomo molto vicino alla Guida Suprema. Allo stesso tempo, Trump ha affermato che in Iran è in corso un "cambio di regime" e non ha smesso di minacciare "bombardamenti senza remore" se i negoziati falliranno. Le smentite di Teheran e la reazione dei mercati Il premier britannico, Keir Starmer, ha "accolto con favore" le notizie riguardanti i colloqui. Gli israeliani hanno fatto sapere di essere stati informati dell'iniziativa Usa. Teheran, però, ha smentito ripetutamente che ci sia "alcun negoziato" e lo stesso Ghalibaf se ne è tirato fuori. "Non ci sono stati negoziati e si stanno usando notizie false per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla situazione di stallo in cui si trovano Stati Uniti e Israele", ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano. In effetti, dopo giorni di rialzi, il prezzo del Brent è sceso e i mercati hanno reagito immediatamente con sollievo. Mediazione internazionale e possibili colloqui Secondo l'agenzia Bloomberg, la decisione di Trump di posticipare gli attacchi alle centrali elettriche è stata influenzata sia dai mercati che dalla pressione diplomatica di attori regionali, preoccupati di una ulteriore escalation. La Repubblica islamica aveva promesso di rispondere a qualsiasi attacco alle sue centrali elettriche prendendo di mira infrastrutture vitali in tutto il Golfo, tra cui impianti energetici e impianti di desalinizzazione dell'acqua. Teheran ha ammesso che alcuni "Paesi amici" sono stati coinvolti negli sforzi di de-escalation. La mediazione tra Stati Uniti e Repubblica islamica è tradizionalmente facilitata da Oman e Qatar. L'emittente israeliana Canale 12 indica, invece, che questo ruolo è ora svolto da Turchia, Egitto e Pakistan. Colloqui Usa-Iran potrebbero tenersi questa settimana a Islamabad, scrive il Financial Times secondo il quale, il capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, ha parlato con Trump ieri, seguito oggi da un colloquio del premier Muhammad Sharif con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Il Pakistan, con la comunità musulmana sciita più numerosa al mondo dopo l'Iran, non ospita basi americane ed è uno dei pochi alleati di Washington nella regione ad essere stato risparmiato dai missili e dai droni iraniani. È anche interessato alla fine delle ostilità, poiché dipende dal Golfo per le importazioni di petrolio e gas. Punti di attrito e cautela degli analisti Non è chiaro su cosa si sia eventualmente messo sul tavolo negoziale. In generale, gli analisti rimangono cauti: in atto potrebbe esserci solo uno sforzo diplomatico per avviare un canale di comunicazione, ma non un vero e proprio processo negoziale. I punti di attrito tra Iran, Usa e Israele aumentano: il programma missilistico balistico, l'arricchimento dell'uranio, il sostegno di Teheran alle milizie sciite nella regione e ora anche la sicurezza nello Stretto di Hormuz.