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Riattivato l'oleodotto Iraq-Turchia, frena corsa al rialzo del prezzo del petrolio

2026-03-18 - 14:30

AGI - L'Iraq ha ripreso le esportazioni di petrolio greggio dai giacimenti di Kirkuk verso il porto turco di Ceyhan, con l'obiettivo di decongestionare la rotta meridionale rimasta bloccata dalla chiusura dello stretto di Hormuz in seguito allo scoppio del conflitto con l'Iran. A segnalarlo sono i principali media internazionali e regionali dai quali si apprende che la riattivazione dei flussi, iniziata alle 10:00 ora locale, è stata resa possibile da un accordo raggiunto ieri tra il governo di Baghdad e il governo regionale del Kurdistan (Krg) per porre fine a un lungo periodo di interruzione delle esportazioni dalla regione settentrionale. L'oleodotto Iraq-Turchia, che collega i giacimenti petroliferi settentrionali del Kurdistan iracheno alla Turchia, in gran parte fuori servizio da oltre un decennio per i danni causati dallo Stato Islamico e da diversi gruppi militanti, è in grado di trasportare da 200.000 a 250.000 barili al giorno. Impatto della chiusura di Hormuz e produzione irachena La chiusura di Hormuz ha avuto un impatto drastico sulla capacità di esportazione irachena, riducendo i flussi dai terminali meridionali di Bassora a circa 1,4 milioni di barili quotidiani, a fronte dei 3,4 milioni registrati prima dell'escalation militare. Nonostante la quota OPEC del Paese sia fissata a circa 4,4 milioni di barili al giorno, la produzione complessiva è stata forzatamente ridotta di circa due terzi a causa delle difficoltà logistiche e della crisi bellica che coinvolge anche Israele e gli Stati Uniti. La reazione degli Stati Uniti L'ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, Tom Barrack, ha espresso soddisfazione per l'intesa tra Erbil e Baghdad, definendola un passo fondamentale per migliorare la prosperità della regione in un momento di crisi internazionale che ha destabilizzato i mercati energetici, le rotte marittime e l'aviazione civile. Mercati petroliferi e prospettive future La notizia della ripresa dell'export sui mercati internazionali ha controbilanciato quella dell'attacco alle raffinerie statali di Asaluyeh, nella provincia meridionale iraniana di Bushehr, influenzando immediatamente le quotazioni petrolifere: il Brent è sceso a 101,16 dollari a barile, mentre il greggio statunitense WTI ha fatto registrare un calo superiore al 3 per cento, attestandosi intorno a 92,2 dollari. Gli analisti sottolineano tuttavia che i volumi provenienti dal nord dell'Iraq potranno compensare solo parzialmente i timori legati alle forniture globali finché perdureranno le ostilità nell'area del Golfo.

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