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Quando l'Oscar è 'nero'. Da Mamy di 'Via col vento' al (doppio) gangster di 'Sinners'

2026-03-16 - 09:43

AGI - Michael B. Jordan ha vinto l’Oscar come miglior attore per il suo doppio ruolo nel gangster movie 'Sinners', iscrivendosi in una storia di premi “in nero” iniziata quasi un secolo fa con Mamy di V'ia col vento'. Una storia, se vogliamo, molto limitatala: in quasi un secolo di Oscar, infatti, circa il 10% delle statuette per gli attori e le attrici (protagonisti e non) è finito a interpreti di colore. Una storia fatta spesso di exploit isolati, porte socchiuse e occasioni mancate, che racconta molto di Hollywood e del suo rapporto con i corpi e i volti neri sullo schermo. Nel 1940 Hattie McDaniel, la Mamy di 'Via col vento', diventa la prima persona afroamericana a vincere un Oscar, miglior attrice non protagonista, ma ritira la statuetta seduta a un tavolo separato in una sala ancora segregata. È un paradosso perfetto: Hollywood premia una domestica nera stereotipata mentre la società nega diritti e visibilità ai neri in carne e ossa. Sidney Poitier, il primo protagonista Per vedere un attore nero trionfare da protagonista bisogna aspettare il 1964, quando Sidney Poitier conquista l’Oscar per 'Lilies of the Field' ('Indovina chi viene a cena?'). Il suo sorriso emozionato, la sua eleganza, segnano l’idea del nero “accettabile” per l’America bianca: dignitoso, rassicurante, quasi pedagogico. Gli anni ottanta-novanta: eroi, comprimari, stereotipi Dopo Poitier, il deserto dura quasi vent’anni, rotto nel 1983 dal premio a Louis Gossett Jr. per 'Ufficiale e gentiluomo', primo attore nero a vincere come non protagonista maschile. È la figura del sergente durissimo ma giusto, un’autorità “tollerata” entro i codici del cinema militare bianco. Negli anni Ottanta e Novanta arrivano altri vincitori “memorabili”: Denzel Washington per 'Glory, uomini di gloria, soldato nero sacrificato nella Guerra civile; Cuba Gooding Jr. per 'Jerry Maguire', un wide receiver di football americano sopra le righe che urla “Mostrami il denaro!”; Morgan Freeman per 'Million Dollar Baby', saggio osservatore della tragedia del ring. A ben guardare, la 'white Hollywood' riserva a questi attori ruoli spesso scritti come sparring partner emotivi dei protagonisti bianchi. 2001: la notte di Denzel e Halle La svolta simbolica arriva nel 2002, quando per la prima volta due interpreti neri vincono, nella stessa serata, nelle categorie principali: Denzel Washington miglior attore per 'Training Day', Halle Berry miglior attrice per 'Monster’s Ball'. Washington viene premiato per un ruolo di poliziotto corrotto e predatorio, ben lontano dalla rispettabilità di Poitier; Berry, prima e finora unica donna nera a vincere come protagonista, esplode in un discorso in lacrime in cui ringrazia “tutte le donne di colore senza nome e senza volto”. Quella notte sembra un punto di svolta, ma si rivelerà più un’eccezione che l’inizio di una nuova normalità. Halle Berry, anni dopo, racconterà amaramente come quell’Oscar non abbia davvero spalancato le porte a una generazione di protagoniste nere. I re: Foxx, Whitaker, Ali, Kaluuya Nel 2005 Jamie Foxx vince l’Oscar per 'Ray', incarnando Ray Charles in una performance mimetica, musicale, fisica, che diventa immediatamente iconica. Un anno dopo Forest Whitaker si prende la scena con 'L'ultimo re di Scozia', trasformandosi in Idi Amin, dittatore crudele e carismatico: è un’altra vittoria che passa per la figura del “mostro affascinante”. Sul fronte dei non protagonisti, Mahershala Ali segna un record: due Oscar come non protagonuista per 'Moonlight' e 'Green Book', primo attore nero a vincere due volte nella stessa categoria. Nel 2021 Daniel Kaluuya sale sul palco per 'Judas and the Black Messiah', Fred Hampton rivoluzionario e profeta, in un film che è anche un atto d’accusa contro lo Stato che lo uccise. Una lista breve, una storia lunga Fino alla vigilia di questa edizione, gli attori neri ad aver vinto l’Oscar da protagonisti si contavano sulle dita di una mano: Poitier, Washington, Foxx, Whitaker. Quattro in quasi cento anni di storia dell’Academy, a fronte di centinaia di statuette consegnate a interpreti bianchi, spesso per ruoli e film dimenticati nel giro di pochi anni. Se si allarga lo sguardo a tutte le categorie di recitazione, i premi agli interpreti neri restano una piccola percentuale del totale, nonostante campagne come #OscarsSoWhite abbiano spinto l’Academy a diversificare i propri membri. I numeri dicono che la rappresentazione è cresciuta, ma la piena normalizzazione è ancora lontana. Michael B. Jordan, doppio gangster Nella notte italiana Michael B. Jordan ha ricevuto la statuetta per 'Sinners', in cui interpreta due fratelli, Smoke e Stack, entrambi immersi nel mondo criminale. È un doppio ruolo che gli permette di giocare sui registri della violenza estroversa e della fragilità repressa, un gangster “dentro” le regole del genere e insieme altro da esse. La vittoria arriva al termine di una corsa serrata contro Timothée Chalamet, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke e Wagner Moura, e sancisce il coronamento di una carriera costruita tra 'Creed' e 'Black Panther', tra blockbuster e cinema impegnato. Jordan diventa così il quinto attore nero a vincere l’Oscar da protagonista, ma il primo a farlo con un doppio ruolo. Quando l’Oscar è “nero” Dal grembiule di Mamy all’impermeabile del detective corrotto di Washington, fino alle due pistole di Jordan in Sinners, L'Oscar a interpreti neri dell’Academy è sempre carico di simbolismo. Domestica, santo laico, mostro, coscienza morale, rivoluzionario, gangster: ogni statuetta sembra chiedere all’attore nero di incarnare non solo un personaggio, ma un’intera idea di “razza” per il pubblico globale. La cerimonia di stanotte non cancella i ritardi, ma aggiunge un tassello a questa genealogia irrisolta. Quando Michael B. Jordan alza l’Oscar per Sinners, dietro di lui ci sono il sorriso trattenuto di Hattie McDaniel, la compostezza di Poitier, la rabbia magnetica di Denzel, le lacrime di Halle Berry: è a loro, e ai tanti ancora senza volto, che il cinema deve continuare a rendere conto. Oscar come miglior attore protagonista 'black' Sidney Poitier – 1963, Lilies of the Field (miglior attore protagonista) Denzel Washington – 2001, Training Day (miglior attore protagonista) Jamie Foxx – 2004, Ray (miglior attore protagonista) Forest Whitaker – 2006, The Last King of Scotland (miglior attore protagonista) Will Smith – 2021, King Richard (miglior attore protagonista) Michael B. Jordan – 2026, Sinners (miglior attore protagonista) Miglior attore non protagonista 'black' Louis Gossett Jr. – 1982, An Officer and a Gentleman (non protagonista) Denzel Washington – 1989, Glory (non protagonista) Cuba Gooding Jr. – 1996, Jerry Maguire (non protagonista) Morgan Freeman – 2004, Million Dollar Baby (non protagonista) Mahershala Ali – 2016, Moonlight (non protagonista) Mahershala Ali – 2018, Green Book (non protagonista) Daniel Kaluuya – 2020, Judas and the Black Messiah (non protagonista). Miglior attrice protagonista 'black' Halle Berry – 2002 (film 2001), Monster’s Ball – miglior attrice protagonista. Miglior attrice non protagonista 'black' Hattie McDaniel – 1940 (film 1939), Gone with the Wind – miglior attrice non protagonista. Whoopi Goldberg – 1991 (film 1990), Ghost – miglior attrice non protagonista. Jennifer Hudson – 2007 (film 2006), Dreamgirls – miglior attrice non protagonista. Mo’Nique – 2010 (film 2009), Precious – miglior attrice non protagonista. Octavia Spencer – 2012 (film 2011), The Help – miglior attrice non protagonista. Lupita Nyong’o – 2014 (film 2013), 12 Years a Slave – miglior attrice non protagonista. Viola Davis – 2017 (film 2016), Fences – miglior attrice non protagonista. Regina King – 2019 (film 2018), If Beale Street Could Talk – miglior attrice non protagonista. Ariana DeBose – 2022 (film 2021), West Side Story – miglior attrice non protagonista. Da’Vine Joy Randolph – 2024 (film 2023), The Holdovers – miglior attrice non protagonista.

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