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Qatar, da negoziatore a Gaza a scettico spettatore in Iran

2026-03-26 - 15:30

AGI - Attore primario della regione, mediatore in tutti o quasi i principali conflitti che hanno interessato la regione allargata - dall'Afghanistan al Sudan, da Gaza fino al Libano - stavolta il Qatar ha preso le distanze. Pur riconoscendo di "mantenere stretti contatti" con Washington in merito alla guerra contro la Repubblica islamica, Doha ha pubblicamente sottolineato di non far parte "direttamente" della partita negoziale tra Usa e Iran. Partita sulla quale sono impegnati Pakistan, Turchia ed Egitto. Assente dalla prima linea anche l'Oman, che tanta parte ha avuto nelle due stagioni di colloqui indiretti precedenti, finite in entrambi i casi con bombardamenti americani e israeliani, sia a giugno 2025 che a fine febbraio. Lo scetticismo dei paesi del Golfo Ecco quindi spiegato, secondo analisti ed esperti, lo scetticismo con il quale i Paesi del Golfo hanno accolto l'annuncio nei giorni scorsi del presidente Usa Donald Trump di colloqui con la Repubblica islamica per mettere fine alla guerra. Dopo anni di lento riavvicinamento diplomatico con l'Iran e settimane di appelli pubblici contro le minacce di guerra che si addensavano sull'area, sono loro - oltre che Israele - a essere finiti sotto l'intenso fuoco dei Pasdaran, con gravi danni alle economie e alle infrastrutture. Le ripercussioni economiche e umane Scappati i turisti, colpiti gli impianti energetici, ora gli Stati del Golfo devono anche fare i conti con la spada di Damocle dello Stretto di Hormuz, la cui chiusura sta avendo enormi ripercussioni, dal momento che da qui passa la maggior parte del petrolio e gas che esportano. Il costo di questa guerra, scatenata da Trump e Netanyahu, sale di giorno in giorno per loro, in termini economici ma anche di vite umane. Stamane ad Abu Dhabi, i frammenti di un missile intercettato hanno provocato la morte di due persone e il ferimento di altre tre. Frustrazione e sfiducia verso gli Usa Da qui, la frustrazione per gli appelli inascoltati e per il ruolo da 'pedine' che si sentono di giocare, alla quale si somma la mancanza di fiducia verso l'amministrazione Usa della quale non è ben chiara la strategia e che li spinge a non partecipare in prima linea agli sforzi per i colloqui. Qatar in primis, che così facendo rompe con il ruolo storicamente giocato. Il timore, condiviso da Teheran, è che l'ennesima apertura diplomatica a parole nasconda nei fatti l'intenzione di arrivare a un nuovo pretesto per un'ulteriore escalation militare. La necessità di coinvolgimento nei negoziati Allo stesso tempo, i Paesi del Golfo sono consapevoli di non poter restare fuori dal tavolo negoziale dove si delineeranno i termini di una tregua e possibilmente i 'confini' del futuro scenario per la regione. Lo ha detto chiaramente il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), il kuwaitiano Jasem Al Budaiwi, messo l'accento sulla "necessità di coinvolgere i Paesi del Gcc in qualsiasi negoziato o accordo per risolvere questa crisi, in modo da contribuire a rafforzare la sicurezza e stabilità". Il ruolo irrinunciabile degli Stati del Gcc E dalla stessa Doha, l'ex premier qatarino Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani ha sottolineato che gli Stati del Gcc non devono essere messi da parte, ma anzi avere un ruolo. "Non possono essere assenti da nessun tavolo dove si delineano i contorni del futuro regionale", ha avvertito.

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