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Primo caso di suicidio assistito in Liguria: morto un 56enne con Sclerosi

2026-03-04 - 15:23

AGI - Aveva fatto richiesta un anno fa. Dopo diffide e messe in mora, la Asl ha fornito il farmaco e la strumentazione. L'assistenza medica, in assenza di disponibilità all'interno dell'Asl, è stata a cura del suo medico di fiducia, il dottor Mario Riccio. Se n'è andato così Silvano, 56enne genovese, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent'anni, morto lo scorso 26 febbraio, a seguito dell'auto somministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme alla strumentazione necessaria. Dopo aver atteso un anno dalla sua richiesta, Silvano è la 12esima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso "Cappato/Antoniani", con l'assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale, la nona seguita dall'Associazione Luca Coscioni. In assenza di medici dell'ASL disponibili a vigilare sulla procedura, Silvano è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. A causa della malattia Silvano era divenuto tetraplegico, con gravi difficoltà nella comunicazione e nella deglutizione. Aveva bisogno di assistenza continuativa per ogni attività quotidiana: mangiare, bere, assumere farmaci, muoversi. Aveva un catetere vescicale permanente ed era sottoposto a manovre meccaniche per l'evacuazione. Le sue condizioni cliniche e le sofferenze erano diventate per lui intollerabili. La richiesta Il 24 febbraio 2025 aveva presentato alla Asl la richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito. Nel giugno dello stesso anno, l'azienda sanitaria aveva comunicato il parere positivo sulla sussistenza dei requisiti, senza tuttavia indicare le modalità esecutive della procedura. Si è reso così necessario l'intervento dei legali di Silvano, coordinati dall'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni. Solo a seguito di formale diffida e messa in mora, e ulteriori diffide nei mesi successivi, la Asl ha trasmesso, lo scorso ottobre, la relazione finale contenente anche le modalità operative e Silvano, dopo un anno dalla richiesta, ha scelto di procedere. "Amore per me" "La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato - aveva detto il 56enne - Mi auguro vivamente che la mia lotta possa servire ad altri nella mia stessa condizione per non dovere attuare la volontà di autodeterminarsi in altri Paesi, lontano da tutto e da tutti. Chiedo, in primis, alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento italiano che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte. Il silenzio non deve più essere fonte di sofferenza per le persone che vivono la mia stessa situazione". "Il caso di Silvano conferma che il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 2019 è pienamente vigente, ma continua a essere ostacolato da inerzie amministrative e dall'assenza di procedure uniformi - dichiara Gallo - La sentenza 242/2019 è un vincolo giuridico per lo Stato e per il Servizio sanitario nazionale: quando ricorrono le condizioni previste, la risposta deve essere tempestiva e completa. È inaccettabile che per attuare un diritto costituzionalmente garantito si debba ricorrere a diffide. Il giudicato costituzionale attribuisce responsabilità precise alle istituzioni, affinché l'autodeterminazione terapeutica sia garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale". Il commento di Marco Cappato Per Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, "Silvano è il primo caso in Liguria, ma è soprattutto la dimostrazione che il diritto al suicidio medicalmente assistito, così come riconosciuto dalla Corte costituzionale, è già vigente e deve essere garantito senza ostacoli". "Oggi - aggiunge - il problema non è solo il ritardo del Parlamento, ma il tentativo di intervenire per restringere la portata di un giudicato costituzionale, sottraendo diritti che sono già stati riconosciuti. Questo sarebbe un grave arretramento sul piano dello Stato di diritto. La politica non può trasformare una sentenza della Corte in un diritto svuotato o condizionato oltre quanto stabilito dai giudici costituzionali. Se verranno approvate norme che limitano diritti già in vigore continueremo ad accompagnare le persone nelle sedi giudiziarie e, se necessario, con azioni di disobbedienza civile. La libertà di scelta non è negoziabile né comprimibile per ragioni ideologiche". Ad oggi, sono 19 le persone che hanno ricevuto il via libera per l'accesso al suicidio assistito in Italia. Di queste 12 persone hanno effettivamente avuto accesso: tra loro 9 sono state seguite dal team legale dell'Associazione Luca Coscioni e 3 apprese da media e accesso agli atti (due in Toscana e uno in Emilia Romagna). Sette persone hanno scelto di non procedere o non hanno potuto procedere.

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