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Misteri di Roma antica: gli scheletri inchiodati sull'Ostiense

2026-03-18 - 11:20

AGI - Quattro scheletri con chiodi piantati nel petto scoperti all'inizio di marzo durante scavi preventivi per un nuovo studentato lungo la Via Ostiense, vicino alla Basilica di San Paolo a Roma, suscita la curiosità degli archeologi e trova eco anche sui giornali del mondo. Gli operatori della Soprintendenza Speciale Archeologia, intenti a sondare un’area per futuri cantieri, hanno disseppellito un settore inedito della necropoli Ostiense: decine di tombe tardo-antiche, databili tra il III e il V secolo d.C., con un dettaglio agghiacciante. Su almeno tre-quattro scheletri – uomini robusti tra i 20 e i 40 anni, forse manovali o plebei – chiodi di ferro grezzo, lunghi 10-15 cm, erano conficcati sistematicamente sul torace, alcuni piegati come in un gesto rituale frettoloso. L'eco internazionale della scoperta La scoperta ha subito attirato l’attenzione internazionale. ‘Heritage Daily’ ha titolato: “Ancient Roman rite revealed by nail found in chest of Roman burial”, collegando i reperti a un rito funerario protettivo. Il New York Times ha invece puntato sul lato ‘oscuro’ della sepoltura: “In a Roman Tomb, ‘Dead Nails’ Reveal an Occult Practice”. Rituali apotropaici e il significato dei chiodi Al di là delle suggestioni, però, gli archeologi sembrano non aver dubbi: non si tratta di violenza, ma di rituali apotropaici. I chiodi, metallo “caldo” nelle credenze popolari, servivano a “fissare” lo spirito nel regno dei defunti, impedendo ai morti inquieti di tornare tra i vivi. “Non è casuale: la posizione sul torace, sede dell’anima secondo i Romani, blocca il movimento vitale”, spiega un rapporto della Soprintendenza citato da ‘Heritage Daily’. Il rito del 'clavum figere' Il gesto richiama il ‘clavum figere’, rito etrusco-romano antico risalente al IV secolo a.C. al tempio di Giunone Moneta, qui adattato al contesto funerario. Nel 396 a.C., infatti, dopo l'assedio di Veio, il dittatore romano Marco Furio Camillo compì il gesto nel tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio (localizzato dove oggi c’è la chiesa di Santa Maria in Aracoeli). L’atto di martellare un chiodo sacro, simboleggiò la chiusura del ciclo di sventura, placando la dea e garantendo prosperità. La pratica, attestata da Livio (Ab Urbe Condita V, 23), divenne proverbiale ("un chiodo dopo l'altro") e qui riecheggia nei chiodi funerari per "fissare" i morti. Contesti e analogie a Sagalassos in Turchia Rituali simili affiorano da scavi precedenti, come Sagalassos in Turchia (2023, 41 chiodi piegati), ma la necropoli Ostiense – nota dagli anni '70 dell'800 e dal 1917 – offre ora un inedito capitolo tardo-antico, forse legato a epidemie o culti orientali locali. Il mistero dei defunti Quello che resta ancora irrisolto è la natura dei defunti: perché proprio loro? Nessuna iscrizione, nessun amuleto. I chiodi arrugginiti, deformati intenzionalmente, evocano un’urgenza rituale. “Un culto semiclandestino, intreccio di religione ufficiale e folklore”, suggeriscono gli esperti, aprendo scenari da thriller archeologico.”

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