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Meloni: "Non è in gioco il mio destino politico. La riforma risolve gran parte dei problemi"

2026-03-16 - 20:53

AGI - Il destino dell'esecutivo non è legato all'esito del referendum sulla giustizia. Lo ha chiarito la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante un'intervista rilasciata alla trasmissione Quarta Repubblica, in onda questa sera su Rete4. La premier marca una netta distanza dal precedente storico di Matteo Renzi, sottolineando la natura strutturale e non plebiscitaria della consultazione. Meloni: "Renzi legò il suo destino politico al referendum, io no" Meloni ha analizzato il valore politico del voto, ribadendo che la riforma rappresenta solo un tassello di una strategia più ampia: "Renzi, oggettivamente, legò il suo destino politico al referendum. Io no. Perché, ripeto, per me la riforma della giustizia è super importante ma è una delle mille cose che ho fatto in questi quattro anni, quindi è giusto che il giudizio si chieda sul complesso dell'iniziativa. Sulla giustizia c'è la particolarità che viene espresso con un voto separato ma, in ogni caso, non puoi considerarlo un giudizio sul governo". La tenuta del governo e il merito della riforma Respingendo le critiche delle opposizioni sulla stabilità della maggioranza, la premier ha aggiunto: "non sono qui a parlarne perché sono preoccupata che crolli tutto, anche perché questa opposizione lo dice tutti i mesi che sta crollando tutto e invece sono passati quattro anni e non è crollato niente". Critiche alle opposizioni e "cambi d'idea" Il capo del governo ha poi puntato il dito contro l'incoerenza che, a suo dire, caratterizza lo schieramento contrario alla riforma, citando esplicitamente il Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle e il magistrato Nicola Gratteri: "Il Pd sosteneva la separazione delle carriere che dovrebbe dire? E il Movimento Cinque Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che era per il sorteggio dei membri del Csm che dovrebbe dire?". Secondo Meloni, il dibattito pubblico sarebbe inquinato da toni eccessivi che nasconderebbero una mancanza di argomenti nel merito: "Non lo so perché abbiano cambiato idea. Nel caso di Gratteri non credo che il suo 'no' sia perché c'è un governo di destra. Nel caso della sinistra invece sì. Ma possiamo continuare così? Possiamo continuare che anche quando siamo d'accordo sul fatto che c'è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire no?". Trasparenza, meritocrazia e correnti Al centro del progetto riformatore resta il superamento delle logiche spartitorie all'interno della magistratura. Meloni ha rivendicato l'intento di tutelare l'indipendenza dei giudici dai meccanismi di potere interno: "Voglio una riforma che consenta ai magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate. È esattamente anche per questo che sto facendo la riforma, perché in Italia abbiamo migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste". In questo senso, il provvedimento viene presentato non come un attacco all'ordine giudiziario, ma come una valorizzazione della sua efficienza: "Non è una riforma fatta contro i magistrati ma fatta per tutti i magistrati, che è una cosa diversa. Perché la riforma introduce la meritocrazia, la responsabilità e, quindi, consente anche una Giustizia efficiente, perché dove c'è responsabilità rispondi anche dove sbagli o quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro". Il nodo dei rimpatri e l'applicazione della legge Infine, la Presidente del Consiglio ha difeso la legittimità dei provvedimenti governativi in materia di immigrazione, ribadendo che "La legge non è 'scritta male', è scritta bene, è stata approvata dal Parlamento ed è in linea con il diritto europeo. Quindi non so cosa si intende per 'scritta male', che è un tantino discrezionale...". Un passaggio, questo, che chiude con un richiamo preciso ai doveri della magistratura: "il lavoro dei giudici è farla applicare, la legge, non lavorare contro un governo se gli dà fastidio, anche se parliamo di una minima parte della magistratura".

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