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“Le libere donne”: la nuova fiction Rai sul patriarcato, la cura e la follia della guerra

2026-03-06 - 15:53

AGI - Disagio, pazzia e libertà, cura e amore. Ma soprattutto patriarcato, condizione della donna e follia della guerra. Sono tanti, e tutti cruciali, i temi che si intrecciano nella fiction 'Le libere donne' liberamente ispirata alle pagine del capolavoro 'Le libere donne di Magliano' di Mario Tobino: la nuova serie tv, in 3 puntate, andrà in onda su Rai 1 in prima serata, a partire dal 10 marzo, e in boxset su RaiPlay. Coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, con la regia di Michele Soavi, la serie - scritta da Peter Exacoustos e Laura Nuti e realizzata con il patrocinio del Comune di Lucca e con la collaborazione della 'Fondazione Mario Tobino ETS' - vede protagonista Lino Guanciale nei panni di Mario Tobino, uno psichiatra non convenzionale con una passione per la poesia, mentre sfida le regole repressive dell'ospedale psichiatrico femminile di Maggiano per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Nel cast, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e anche un inedito Fabrizio Biggio. Oltre a Paolo Giovannucci, Massimo Nicolini, Paolo Briguglia, Pia Lanciotti, Paola Sambo, Francesca Cavallin, Filippo Caterino, Dodi Conti, Gea Dall'Orto, Irene Muscarà, Marta Bulgherini, Ianua Coeli Linhart, Riccardo Goretti, Vittoria Gallione, Luigi Diberti. Le ispirazioni e il messaggio Lo sceneggiatore Peter Exacoustos spiega in conferenza stampa: "Ci siamo ispirati al libro per raccontare questa realtà. Abbiamo visitato insieme il manicomio di Maggiano e già è stata un'emozione. Là c'erano spesso donne non malate ma che scontavano uno spirito ribelle o una diversità sessuale e per questo erano vessate da un mondo maschile. Abbiamo riesumato un capolavoro della letteratura italiana. Volevamo far sì che parlasse al presente toccando tematiche che stiamo vivendo tuttora". E sottolinea che "nel contesto della guerra e della follia, l'amore è sempre la speranza fondamentale e in questo momento che stiamo vivendo tutti, che siamo annichiliti dalla follia della guerra, rivederlo dall'interno di un manicomio è qualcosa che può far riflettere". Il coinvolgimento emotivo del regista Il lavoro parte da lontano, già molti anni fa l'idea. Con il regista Michele Soavi che svela il perché del suo coinvolgimento emotivo: "Paola Levi Olivetti (nella fiction interpretata da Gaia Messerklinger) era mia nonna e fu la compagna di Mario Tobino (dopo essere stata la prima moglie di Adriano Olivetti, ndr) che fu a tutti gli effetti il mio nonnino e compagno di giochi. A casa mia giravano persone come Natalia Ginzburg (che era la sorella di Paola Levi, ndr). Sono stato fortunato ad avere per casa persone di cultura come Ginzburg o Leonardo Sciascia con cui parlavo di motorini. Solo dopo ho capito chi fossero questi personaggi. Per questa fiction c'è stato un lungo percorso tortuoso, per arrivare a girarla. Lino Guanciale da subito ha creduto in questo progetto". La visione artistica e il ruolo di Lino Guanciale Sulla resa cinematografica il regista racconta: "Ho cercato di adottare un 'filtro' per rendere meno respingente un tema così complesso, ho cercato di entrarci come fosse una fiaba, ma rimanendo con i piedi nella realtà, rendendolo poetico, dolce e attraente". Il protagonista Lino Guanciale spiega: "È stato un set emotivamente magico, quest'aria di album di famiglia Michele l'ha trasmessa a tutti noi, e questo ci ha caricato di responsabilità. Una strada molto bella. C'è stata una gestazione del progetto molto lunga e per me è la prima volta che interpreto un personaggio realmente esistito che, non è un eroe, ma imperfetto, tra esitazioni, poi fa le scelte in modo netto, come le fa una persona normale che alla fine tra le ronde fasciste e la Resistenza sta - e lo voglio dire - dalla parte giusta. Lui per primo è impregnato di una cultura machista, è stato sul fronte, e poi decide con chi stare, se dalla parte dell'elettrochoc o se da quella che restituisce un senso di utilità sociale e dignità umana a chi sta in manicomio, e sceglie la seconda. Fa degli errori? Sì, come tutti coloro che decidono". Il patriarcato e la follia della guerra E sul patriarcato, che resiste ancora oggi, aggiunge: "Finché il motto è che il patriarcato non esiste, e c'è chi lo dice non solo in prima serata perché io lo sento dire a ogni angolo di strada, finché questo è il motto non cambia niente. Bisognerebbe che ci 'Tobinizzassimo' un po' tutti noi maschietti". Mentre sulla follia della guerra, non esita a rispondere a chi lo sollecita durante la conferenza stampa: "I tempi che viviamo sono tempi super acceleratamente preoccupanti, ci abbiamo messo veramente pochissimo a ripiombare in una realtà geopolitica in cui è diventato ormai normale che comanda il più forte. C'è voluto un anno e mezzo dall'insediamento del nuovo presidente statunitense, perché dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, per probabilmente smascherare anche una logica che era evidente da prima, ovvero che lo stato di diritto è una favola che ci siamo raccontati per un bel pezzo, ma che tanto è più forte chi comanda. Ecco questo darwinismo imperante in toupet biondo è orripilante e a questo bisogna ribellarsi ovviamente con tutte le proprie forze. E se chiedete a me - conclude - una soluzione c'è, ovvero che l'Unione Europea cominci a contare molto di più come identità politica comune all'interno di uno scacchiere impazzito. E peraltro credo anche che sia il momento adeguato per farlo, buttandosi alle spalle tentennamenti e pontieri vari". Fabrizio Biggio: una svolta drammatica Nel cast della serie tv, compare a sorpresa anche Fabrizio Biggio, famosa 'spalla' comica di Fiorello, nelle inusuali ma riuscite vesti di attore: interpreta il dottor Anselmi, braccio destro di Tobino, e serve ad alleggerire un po' la storia declinandola nella chiave della commedia. Potrebbe essere una svolta per la sua carriera? "Aspettiamo - si limita a rispondere Biggio in videocollegamento - questa è un'esperienza che volevo fare, i comici vogliono recitare una parte drammatica? È vero. Michele Soavi ci ha creduto, è stato l'unico a pensarci. E mi ha subito detto "Dobbiamo togliere il Biggio televisivo", per rendermi credibile, e mi ha 'abbassato' il ciuffo dei capelli, con una pettinatura come si usava negli anni '40. Il ricordo più bello che mi porterò - prosegue - è quando dopo la scena finale ho abbracciato Soavi e sono scoppiato a piangere, non so neanche che emozione era, bello bello". E Fiorello che ha detto? "Intanto - dice - ringrazio Fiore perché senza di lui io non esisterei. Lui mi prende bonariamente sempre in giro ma poi nel privato mi sostiene e me lo diceva sempre che dovevo fare un ruolo drammatico perché, secondo lui, ho questi occhi tristi... e lo diceva a tutti, a Muccino, a Sorrentino. Comunque - conclude - Fiore ha visto il trailer e mi ha scritto 'mi sa che questa serie è bella'". La messa in onda e la trama 'Le libere donne' andrà in onda dal 10 marzo, vicino alla festa dell'8 marzo, collocazione accolta con piacere dal regista Soavi: "Viva l'8 marzo, la messa in onda vicino a quella data è un bene. Viva l'8 marzo perché si parla troppo di femminicidi ormai, la realtà è questa. Che questo nostro lavoro - conclude - spinga a una riflessione, soprattutto i patriarchi". La trama. La storia, ambientata nel 1943, vede Mario Tobino vivere all'interno del manicomio dove si confronta - e a volte si scontra - con i diversi approcci dei suoi colleghi. In particolare, trova un alleato nel dottor Anselmi (Fabrizio Biggio), giovane medico schietto e altruista, con il quale riuscirà anche a instaurare un sincero rapporto di amicizia e fiducia. La vita di Mario prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi (Grace Kicaj), una giovane donna rinchiusa nell'ospedale dal marito contro la sua volontà. L'istinto spinge Tobino a dubitare della pazzia di Margherita e a domandarsi se non sia solo la vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sulla sua eredità. Mario inizierà un'avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita - che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione - e un amore che torna dal passato, quello per Paola Levi (Gaia Messerklinger), diventata nel frattempo una staffetta partigiana.

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