Le basi Usa in Medio Oriente quanto contano e cosa rischiano
2026-03-02 - 17:03
AGI - Le basi americane in Medio Oriente sono un asset imprescindibile per ogni operazione militare contro l'Iran ma allo stesso tempo possono rappresentare anche il punto debole per il Pentagono, essendo a portata di gittata dei missili di Teheran. Oltre ai rinforzi inviati nelle ultime settimane, sono decine di migliaia i soldati americani dislocati da anni in importanti basi aeree, navali e centri di addestramento. In base a quanto rivelato dal Council of Foreign Relations, le forze Usa possono contare su 19 diversi siti, otto dei quali considerati permanenti, in tutto il Medio Oriente. I marines americani si trovano in Bahrein, Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Oman ed Emirati Arabi Uniti. In Turchia e a Gibuti, gli Stati Uniti mantengono grandi basi militari che servono diversi comandi regionali, ma contribuiscono alle attività in Medio Oriente e difficilmente verranno coinvolti in un attacco all'Iran. Una eventualità che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta facendo di tutto per scongiurare. Bahrein e Qatar: basi strategiche Il Bahrein ospita 9 mila soldati americani, ed è da anni la base della Quinta flotta della Marina statunitense, responsabile del Golfo, del Mar Rosso, del Mar Arabico e di parte dell'Oceano Indiano. La base aerea di al-Udeid in Qatar, nel deserto alla periferia di Doha, è il quartier generale del Comando centrale degli Stati Uniti, noto anche come Centcom. L'area di responsabilità del Centcom non comprende solo il Medio Oriente, ma anche parti dell'Asia centrale e meridionale. Al-Udeid è la più grande base americana nella regione e ospita circa 10 mila militari. La presenza in Kuwait In Kuwait si trova Camp Arifjan, quartier generale tattico (o avanzato) dell'Us Army Central, una formazione militare che funge da componente terrestre del Centcom. Anche la base aerea di Ali al-Salem, nota come "The Rock" per il suo ambiente isolato, si trova in Kuwait, lungo il confine con l'Iraq. Un'altra base in Kuwait è Camp Buehring, che è stata un punto di smistamento per le unità dirette in Iraq e Siria. In totale, circa 13.500 soldati statunitensi sono di stanza nel piccolo Paese. Emirati Arabi Uniti e Iraq Gli Emirati Arabi Uniti ospitano 3.500 militari americani, oltre alla base aerea di al-Dhafra, una struttura condivisa tra Washington e gli Emirati utilizzata durante le missioni contro il gruppo Stato Islamico, così come per missioni di ricognizione nella regione. La presenza americana in Iraq, invece, include la base aerea di Ain al-Asad, ad Anbar, un sito che è stato colpito da missili iraniani dopo l'assassinio da parte degli Stati Uniti di Qassem Soleimani, generale iraniano colpito a inizio 2020. Nella regione autonoma del Kurdistan iracheno si trova la base aerea di Erbil, utilizzata formalmente a fini di addestramento e molto vicina al confine iraniano. Arabia Saudita, Giordania e Turchia Circa 2.700 soldati americani sono di stanza in Arabia Saudita, nella base aerea Prince Sultan, vicino alla capitale Riad. Quest'ultimo è un importante hub dell'aeronautica che può contare su batterie missilistiche Patriot. Non va inoltre dimenticata la base aerea Muwaffaq Salti ad Azraq, in Giordania, che ospita la 332esima Ala Aerea di Spedizione degli Stati Uniti e un contingente di 3.800 uomini, superiore a quello presente in Iraq, dove i marines sono 2,500 e Siria, dove però i 2 mila uomini stanno gradualmente abbandonando il territorio negli ultimi giorni. Più a nord, in Turchia, la principale base gestita congiuntamente con le forze turche è la base aerea di Incirlik, nella provincia meridionale di Adana. In base alle informazioni disponibili, Incirlik ospita testate nucleari americane. Evoluzione della presenza e proiezione di potenza navale Il numero di basi, di truppe e di equipaggiamenti militari statunitensi è cambiato negli ultimi mesi e anni in base alle priorità regionali in evoluzione. In base a quanto reso noto da funzionari della Difesa attualmente sono circa 40 mila i soldati americani in Medio Oriente. Circa un quarto di loro si trova ad al-Udeid, in Qatar, che ospita aerei da combattimento, aerocisterne, capacità di rifornimento in volo e risorse di intelligence. Si ritiene che la seconda base per numero di personale sia quella navale in Bahrein. All'inizio del secondo mandato di Trump, diverse navi da guerra hanno lasciato la regione per sostenere le attività statunitensi sul territorio nazionale e in altri teatri. Una dinamica inversa a quanto visto nelle ultime settimane. Il fulcro di questa proiezione di potenza è il dispiegamento della USS Abraham Lincoln, portaerei a propulsione nucleare con 5.680 uomini di equipaggio. Il suo gruppo d'attacco comprende cacciatorpediniere lanciamissili della classe Arleigh Burke equipaggiati con missili da crociera Tomahawk, capaci di colpire in profondità il territorio iraniano. Una vera e propria base aerea galleggiante che può contare anche su diversi squadroni di aerei da caccia e d'attacco, velivoli per la guerra elettronica, azioni di disturbo dei radar, elicotteri e caccia stealth. La nave si unisce a uno schieramento navale già presente nella regione, che comprende la USS McFaul e la USS Mitscher nell'area del Centcom, e la USS Roosevelt nel Mar Mediterraneo. Così come è arrivata la USS Gerald R. Ford, la più grande nave da guerra al mondo. Rinforzi navali e aerei Così come l'USS Delbert D. Black, un cacciatorpediniere lanciamissili, si è unito alle forze del Centcom. Secondo BBC Verify, almeno 12 navi si trovavano in Medio Oriente. Tra queste figuravano la Abraham Lincoln, tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due cacciatorpediniere con capacità di attacco a lungo raggio e tre navi specializzate per il combattimento di stanza in Bahrein. Altri due cacciatorpediniere sono stati tracciati nei pressi della base di Souda Bay in Grecia, e un altro nel Mar Rosso. I muscoli della potenza americana non si mettono in mostra solo in acqua. I sistemi di tracciamento dei voli mostrano che aerei RC-135W Rivet Joint dell'Aeronautica statunitense, velivoli specializzati nel monitoraggio delle emissioni elettroniche e nel tracciamento di radar e reti di comunicazione, sono atterrati in Qatar negli ultimi giorni.