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La notte degli Oscar più politica i sempre, "Trump si arrabbierà"

2026-03-16 - 10:43

AGI - La politica, agli Oscar, non resta mai davvero fuori dalla porta. Anche nell’edizione appena conclusa al Dolby Theatre di Los Angeles, dominata dalla vittoria del film Una battaglia dopo l’altra, la notte delle stelle ha avuto dei momenti di riflessione sull'attualità e il grande bersaglio di Hollywood è stato Donald Trump. Il primo segnale è arrivato fin dall’inizio della cerimonia, con il monologo del conduttore Conan O’Brien. Dopo lo sketch d’apertura, il comico ha scelto subito il registro dell’ironia per inquadrare il clima della serata: se l’anno scorso gli Oscar si erano svolti mentre Los Angeles era stretta nella morsa degli incendi, quest’anno – ha scherzato – “va tutto benissimo”. Una battuta sui grandi conflitti internazionali e il fuoco che ora divampa in Medio Oriente, con l'attacco di Trump all'Iran, ma non solo. L'ironia sugli attori britannici La battuta tra le più pungenti ed implicitamente rivolta a Trump è quella sull’assenza di attori britannici tra i candidati di quest’anno: dal Regno Unito, ha ironizzato, avrebbero commentato dicendo che “almeno noi arrestiamo i nostri pedofili”. Una frase che rimandava direttamente all’arresto del principe Andrew ma che, nel sottotesto, rimandava alle accuse mosse a Donald Trump presente negli Epstein Files. Appello politico e pace Un altro momento esplicitamente politico è arrivato durante la consegna dell’Oscar al miglior film internazionale. A premiare 'Sentimental Value' del regista norvegese Joachim Trier sono stati Priyanka Chopra Jonas e Javier Bardem, che sul palco ha ribadito con chiarezza la sua posizione: “No alla guerra. Palestina libera”. Nel discorso di ringraziamento, Trier ha citato lo scrittore James Baldwin ricordando che “tutti gli adulti sono responsabili per tutti i bambini”, prima di aggiungere un messaggio che ha trasformato la premiazione in un appello civile: non votare politici che non condividono questa responsabilità. Libertà di espressione e coraggio La serata ha poi offerto un’altra riflessione sul rapporto tra cultura e libertà di espressione con l’intervento di Jimmy Kimmel, salito sul palco per consegnare i premi al miglior documentario e al miglior cortometraggio documentario dopo un periodo complicato con il presidente Trump che aveva ottenuto in primo momento la sua sospensione dalla ABC. “Raccontare una storia che potrebbe costarti la vita per il solo fatto di raccontarla: questo è vero coraggio”, ha detto il conduttore, chiedendosi in quali Paesi si rischi la vita per difendere la libertà di parola. Subito dopo è arrivata la battuta: ci sono nazioni i cui leader non sostengono davvero la libertà di espressione, ha detto, citando ironicamente la Corea del Nord e – tra le risate della sala – la Cbs colpevole di aver cancellato un'ospitata politica da Stephen Colbert. Hollywood contro il tycoon Il passaggio più diretto contro Trump è arrivato poco dopo, quando Kimmel ha ironizzato sulla mancata candidatura di Melania Trump: “Non è nominata, e Donald si arrabbierà”. Una battuta apparentemente leggera che ha strappato applausi e risate ma che conferma una dinamica ormai consolidata: Hollywood continua a usare la notte degli Oscar anche come tribuna simbolica per prendere posizione contro il tycoon. Gli Oscar specchio del dibattito pubblico La cerimonia ha offerto l’ennesima dimostrazione di come gli Oscar siano molto più di un evento cinematografico. Sono anche uno specchio del dibattito pubblico americano, dove battute, discorsi e premi diventano strumenti per parlare di attualità e dove, puntualmente, Donald Trump resta uno dei bersagli preferiti dell’ironia di Hollywood.

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