La linea cauta dell'Italia, tra sostegno al Golfo e richieste di de-escalation
2026-03-06 - 16:13
AGI - L'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, segnato dagli attacchi iraniani contro diversi paesi della regione, pone l'Italia in un delicato equilibrio diplomatico e strategico. A Roma, il governo guidato da Giorgia Meloni sta cercando di conciliare tre priorità: sostenere i partner del Golfo, prevenire una conflagrazione regionale e proteggere i propri interessi economici e i cittadini residenti nell'area. Il presidente del Consiglio italiano ha espresso preoccupazione per una situazione che considera indicativa di una crisi più ampia del sistema internazionale. "Stiamo assistendo a una crisi sempre più evidente del diritto internazionale, che sta producendo un mondo sempre più governato dal caos", ha dichiarato, sottolineando il rischio di un'escalation "dalle conseguenze imprevedibili". Per Roma, gli attacchi iraniani contro i paesi del Golfo – compresi alcuni che avevano sostenuto la ripresa dei negoziati sul nucleare – costituiscono un importante fattore di destabilizzazione in una regione già fragile. In questo contesto, l'Italia intende agire su tre fronti. Il primo è diplomatico: Roma sta intensificando i contatti con i partner europei e internazionali per valutare le possibilità di riprendere il dialogo sul programma nucleare iraniano, invitando al contempo Teheran a cessare gli attacchi contro i paesi limitrofi. Il secondo riguarda la protezione dei cittadini italiani nella regione. Secondo il Ministero degli Affari Esteri, circa 100.000 italiani vivono o lavorano nell'area tra il Golfo e il Medio Oriente. Dall'inizio della crisi, l'unità di crisi della Farnesina ha già gestito migliaia di richieste di assistenza e assistito quasi 10.000 persone nelle aree più vulnerabili. Sono stati organizzati diversi voli speciali per facilitare i rientri in Italia, in particolare dall'Oman e dagli Emirati Arabi Uniti, mentre le autorità stanno incoraggiando i cittadini a registrarsi sulle piattaforme consolari per ricevere avvisi di sicurezza. Il terzo fronte è economico ed energetico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha messo in guardia dai potenziali effetti della crisi sui mercati globali, in particolare in caso di interruzioni nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa una parte significativa del commercio mondiale di idrocarburi. I prezzi del petrolio e del gas hanno già iniziato a salire, mentre i premi assicurativi su alcune rotte marittime sono aumentati drasticamente. Roma teme anche ripercussioni sui prezzi delle materie prime e delle materie prime agricole, in particolare dei cereali. Nonostante queste tensioni, il ministro degli Esteri italiano ha insistito sulla tradizionale politica estera del Paese: dialogare con tutti gli attori, difendendo al contempo i propri interessi e quelli dei suoi alleati. L'Italia, ha ribadito, "non è in guerra con nessuno e non vuole essere in guerra con nessuno", pur sostenendo che l'Iran non deve acquisire armi nucleari o sviluppare capacità missilistiche balistiche che potrebbero minacciare la sicurezza regionale. Sul fronte militare, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato un adeguamento del dispiegamento italiano nel Golfo. Parte delle truppe dispiegate in Kuwait, Qatar e Bahrein vengono ridistribuite in Arabia Saudita per mantenere la capacità operativa e ridurre al contempo l'esposizione delle forze. Roma sta inoltre partecipando a discussioni con diversi partner europei, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi, al fine di dispiegare risorse navali per proteggere alcune aree sensibili del Mediterraneo orientale. Per le autorità italiane, l'obiettivo rimane chiaro: impedire che la guerra in corso si trasformi in un conflitto regionale incontrollabile. Media potenza, ma profondamente coinvolta negli equilibri di potere nel Mediterraneo e in Medio Oriente, l'Italia cerca di mantenere un ruolo stabilizzatore, attento alla sicurezza dei partner del Golfo e ai propri interessi energetici e strategici.