In Italia 3mila morti l'anno per HPV, le 5 cose da sapere
2026-03-03 - 12:13
AGI - In Italia, i tumori correlati al virus HPV, che causa l'infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale, causano ogni anno oltre 7.000 nuovi casi e più di 3.000 decessi. Si tratta di patologie che colpiscono donne e uomini e che, in larga parte, possono essere prevenute. Lo ricorda l'Iss in occasione della Giornata Internazionale dedicata alla sensibilizzazione su questo virus che si celebra il 4 marzo. Oltre al tumore della cervice uterina, che da solo registra più di 2.400 nuovi casi e oltre 1.000 morti annue, l'infezione da HPV è responsabile di una quota rilevante di tumori dell'ano, dell'orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. In occasione della giornata l'Iss propone una Faq con le principali domande sul virus e sulla sua prevenzione a cura del Dipartimento Malattie Infettive e del Centro Nazionale di Salute Globale. Cos'è l'HPV? Il gruppo dei virus HPV comprende sia genotipi ad alto rischio oncogeno, responsabili del carcinoma della cervice uterina e di altri tumori anogenitali, nonché di una quota rilevante di tumori orofaringei in entrambi i sessi, sia genotipi a basso rischio oncogeno, associati a patologie benigne come i condilomi anogenitali. L'HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è l'infezione virale sessualmente trasmessa più diffusa a livello mondiale. Come si previene? Le patologie correlate al virus colpiscono donne e uomini e, in larga parte, possono essere prevenute attraverso la prevenzione primaria, mediante la vaccinazione anti-HPV, e la prevenzione secondaria, attraverso programmi di screening organizzati, strumenti entrambi validati scientificamente. La vaccinazione contro l'HPV è offerta gratuitamente a partire dal 2007-2008 a bambine, bambini e adolescenti nati dal 1995-1996 in poi. Chi non si è vaccinato in età pediatrica o adolescenziale può comunque farlo, contattando i numeri verdi dei Centri regionali delle ASL di riferimento dedicati alle vaccinazioni. Le regioni promuovono inoltre lo screening oncologico per prevenire il carcinoma della cervice uterina. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni vengono invitate periodicamente dalle ASL di riferimento a effettuare il prelievo delle cellule del collo dell'utero, utile a individuare precocemente eventuali alterazioni cellulari o la presenza di infezione da HPV, o hanno la possibilità di prenotarsi. In tutte le regioni, alle donne che aderiscono allo screening della fascia d'età 25-30 anni viene offerta la vaccinazione contro l'HPV, se non vaccinate in età pediatrica. L'infezione da HPV è molto diffusa nella popolazione e, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente. Solo in una piccola percentuale di casi l'infezione può persistere e determinare lesioni cervicali ad alto rischio oncogeno, che richiedono un trattamento chirurgico. Poiché questo processo è generalmente lento, l'adesione regolare ai programmi di screening consente una prevenzione efficace e completa della malattia. Il vaccino funziona? In Italia una delle patologie provocate dall'HPV, cioè i condilomi ano-genitali (lesioni benigne note comunemente come "creste di gallo"), rappresenta l'infezione sessualmente trasmessa più diffusa. Nell'ultimo decennio si è osservata una rilevante riduzione del numero di casi di condilomi, sia in donne che in uomini, in particolare tra giovani di meno di 25 anni). Questo risultato rappresenta il primo effetto positivo della campagna vaccinale anti-HPV, ancor prima di poter osservare i benefici sulla prevenzione dei tumori associati ad HPV (che richiede tempi più lunghi), sottolineando anche l'importanza della vaccinazione sia nelle femmine che nei maschi. Tuttavia già diversi studi hanno evidenziato i primi risultati positivi della vaccinazione anche sui tumori. In particolare una revisione su 225 ricerche ha dimostrato che il vaccino riduce i tumori cervicali dell'80% nelle persone vaccinate entro i 16 anni, riduce l'incidenza delle lesioni precancerose e non è associato a effetti collaterali a lungo termine o infertilità (link). Come sono le coperture vaccinali e dello screening in Italia? In Italia la vaccinazione anti-HPV è inclusa nei Livelli Essenziali di Assistenza, ma persistono differenze regionali nelle coperture vaccinali e nell'adesione ai programmi di screening. Queste variabilità incidono direttamente sulla possibilità di ridurre in modo uniforme il carico dei tumori prevenibili e di contribuire agli obiettivi europei e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'eliminazione del tumore della cervice uterina. In Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture vaccinali, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia. Per quanto riguarda lo screening nessuna regione italiana supera il 90% di copertura tra le aventi diritto, e si va da circa l'88% della Val d'Aosta al 58% della Calabria. L'HPV rappresenta una sfida di salute globale non solo per la sua diffusione, ma perché mette alla prova la capacità dei sistemi sanitari di trasformare le evidenze scientifiche in protezione reale per la popolazione. Le evidenze sulla prevenzione sono consolidate; la loro traduzione in benefici concreti dipende dalla capacità dei sistemi sanitari di garantire un'organizzazione efficace dei servizi, la continuità delle politiche di prevenzione, l'integrazione tra vaccinazione e screening, la riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali e una comunicazione chiara e basata su evidenze, capace di rafforzare consapevolezza e fiducia. Dove posso informarmi? È possibile ricevere informazioni scientificamente corrette e personalizzate sull'infezione da HPV chiamando il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse 800 861061 (TV AIDS e IST) dell'Istituto Superiore di Sanità. Il TV AIDS e IST svolge la sua attività di prevenzione dell'infezione da HPV e delle altre IST, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, sia in italiano sia in inglese.