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Chip e memorie, il rischio di una nuova “tassa” sugli smartphone

2026-03-05 - 18:43

AGI - La domanda di intelligenza artificiale, dentro e fuori dagli smartphone, sta aumentando la pressione su chip e memorie, con il rischio concreto di nuovi rincari e di una disponibilità meno prevedibile dei componenti. Dalle interviste raccolte al Mobile World Congress di Barcellona emergono strategie diverse ma un punto comune: non basta tagliare i prezzi, bisogna proteggere la filiera e, soprattutto, dare più valore ai dispositivi per reggere l’urto dei costi. Motorola: niente scorte, conta chi riesce ad avere i pezzi (e a produrre) Giorgia Bulgarella, Direttore Marketing di Motorola, smentisce l’idea che le aziende possano mettersi al riparo facendo magazzino. “Quello degli smartphone non è un mercato dove puoi fare magazzino” dice, “e il motivo è semplice: la logica just-in-time e l’obsolescenza velocissima dei modelli rendono rischioso immobilizzare componenti”. Il vero spartiacque, secondo Bulgarella, è un altro: “la differenza tra chi riuscirà a produrre gli smartphone e chi no”, anzi, più precisamente, “riuscirà a produrre le quantità” richiesta dal mercato. Sul fronte prezzi, Motorola richiama le stime degli analisti. “Canalys stima un aumento intorno al 17% più o meno” di incremento, con impatti diversi per fascia. E una conseguenza potrebbe essere un’ulteriore compressione dell’entry-level: se le memorie costano di più, “tutta la fascia entry non ha più senso di esistere”, perché significherebbe “sprecare una memoria per vendere un telefono sotto i 100 euro”. Per reggere la pressione, Motorola rivendica il vantaggio di 'giocare di gruppo' con Lenovo: “Trattando come global company questo ci permette una negoziazione molto più importante”, anche perché Lenovo è un player forte nel PC, dove la supply chain è un tema storico. E la stagione degli sconti infiniti potrebbe ridimensionarsi: “i Black Friday che da due giorni sono diventati due mesi hanno portato un settore allo stremo”, dice Bulgarella, quindi sono più probabili bundle e servizi che tagli ai prezzi aggressivi. Honor: partnership sulle memorie e “più feature” per giustificare il prezzo Pier Giorgio Furcas, capo del commerciale di Honor, il punto più delicato è la memoria. “La domanda crescente sta facendo lievitare i costi” e per questo “abbiamo una partnership molto forte con i nostri fornitori di memorie”. Se i costi dovessero salire “più del normale”, la contromossa è spostare l’asticella del valore: “non possiamo fare altro che aggiungere feature al telefono per giustificare ancora di più il valore di un prodotto che aumenta di prezzo”. Una strategia rafforzata anche da Dimon hu Xin, Honor Western Europe cmo, che definisce la tensione sulla supply chain “una situazione che riguarda tutta l’industria” e “una sfida comune per l’intero settore”. E sul possibile “cambio di prezzo” aggiunge un punto chiave: “non sarà solo per il costo dei componenti, ma anche perché porteremo più valore ai consumatori: AI, imaging e durata nel tempo”. L’obiettivo dichiarato è “offrire la migliore esperienza e valore, a ogni fascia di prezzo”. Per Huawei l’AI “sul dispositivo” resta la scelta preferita Per Andreas Zimmer, Head of Product di Huawei, la sfida dell’IA si combatte sul device, con una conseguente necessità di maggiore potenza di calcolo e di memoria già sullo smartphone o sul tablet. “Storicamente abbiamo cercato di mettere il più possibile sul dispositivo” dice, “il vantaggio non è solo la privacy, ma anche la velocità grazie a una latenza praticamente pari a zero”. Il cloud resta utile quando servono informazioni esterne o modelli più ampi, ma “quando possibile, la soluzione” dovrebbe essere on-device. Samsung: filiera integrata e focus su innovazione Nicolò Bellorini, vicepresidente di Samsung, mette sul tavolo il principale “scudo” del gruppo: “Il grande vantaggio di Samsung è quello di avere una filiera integrata end-to-end”, che consente di “pianificare bene il futuro, le linee di produzione e gli approvvigionamenti” per “soddisfare sempre la domanda dei nostri consumatori”. Sul prezzo, però, frena l’idea di un rapporto meccanico con il costo dei componenti: “Il prezzo è una variabile complessa, non dipende solo dal costo di un materiale” ma “in particolare dall’innovazione che si porta sui prodotti”, cioè ciò che interessa davvero al consumatore. Meno “super low cost”, più valore e più controllo Letta nel complesso, la reazione dei produttori alla possibile carenza (e al caro-componenti) si muove su tre assi: proteggere la filiera, difendere i prezzi aumentando il valore percepito e spostare parte dell’IA sul device e dare più controllo su privacy e dati. Se chip e memorie diventano il nuovo collo di bottiglia, non si torna indietro con gli sconti: si prova ad assorbire il contraccolpo rendendo lo smartphone più utile, più longevo e più difendibile sul prezzo.

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