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Chi guiderà l’Iran dopo Khamenei? Spunta Ali Larijani

2026-03-02 - 16:43

AGI - Alle prese col terzo giorno consecutivo di guerra, la leadership iraniana sopravvissuta all'offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti è impegnata in un esercizio quasi inedito per il Paese ma al quale si preparava da tempo: gestire la successione alla Guida Suprema, Ali Khamenei, ucciso nei raid di sabato su Teheran. È solo la seconda volta che si elegge il leader della Repubblica islamica, dopo la Rivoluzione del 1979, guidata dal Grande Ayatollah Khomeini, a cui nel 1989 succedette Khamenei. Dalla scelta della terza Guida Suprema dipenderà la traiettoria che imboccherà l'Iran: una figura ideologica e intransigente o una più pragmatica potrebbe determinare se il Paese perseguirà una guerra totale o un accordo negoziato con gli Stati Uniti. L'ascesa di Ali Larijani Nel vuoto lasciato da Khamenei dopo 37 anni di potere, e nella nebbia che avvolge da anni la successione del leader, si è fatto largo Ali Larijani, 67 anni, capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale dell'Iran (Snsc), ritenuto un fedelissimo della defunta Guida Suprema. Un tempo annoverato tra le fila dei pragmatici oggi ha assunto posizioni più intransigenti. È stato lui il primo tra gli alti funzionari iraniani a parlare pubblicamente dopo gli attacchi di sabato e sempre lui a smentire il presidente Usa, Donald Trump, sulle intenzioni del regime di negoziare. Veterano della politica, più volte aspirante candidato alla presidenza, Larijani ha ripreso la leadership dell'Snsc - che aveva già diretto 20 anni fa - dopo la guerra di 12 giorni tra Iran e Israele a giugno, tornando formalmente al centro dell'apparato di sicurezza iraniano. Ha ricoperto incarichi di alto livello nel corso di una carriera caratterizzata dalla lealtà a Khamenei e dalla reputazione di saper intrattenere relazioni pragmatiche con le fazioni spesso rivali del Sistema. La carriera e le posizioni di Ali Larijani Il suo status di stratega fidato della Guida Suprema si è materializzato il mese scorso con un viaggio in Oman, Paese mediatore con gli Usa, per preparare i colloqui sul programma nucleare, mentre Washington rafforzava il suo dispositivo militare in Medio Oriente per cercare di estorcere concessioni a Teheran prima di sferrare l'attacco. È stato sempre lui, negli ultimi mesi, a recarsi a Mosca per discutere di una serie di questioni in materia di sicurezza, a ulteriore dimostrazione del suo ritorno alla diplomazia di alto livello. Pochi anni fa, gli era stato affidato anche il compito di portare avanti i negoziati con la Cina, culminati con un accordo di cooperazione di 25 anni siglato nel 2021. Nato a Najaf, città culla dello sciismo iracheno, nel 1958 da una famiglia di esponenti del clero iraniano, Larijani si trasferì in Iran da bambino e conseguì un dottorato di ricerca in filosofia, ricevendo una educazione laica. Anche diversi suoi fratelli hanno ricoperto posizioni di rilievo nell'establishment, tra cui la magistratura e il ministero degli Esteri. Ex membro delle Guardie rivoluzionarie (Irgc), è stato capo negoziatore sul nucleare dal 2005 al 2007, difendendo il diritto del suo Paese ad arricchire l'uranio ed era presidente del Parlamento quando, nel 2015, l'Iran ha siglato l'intesa (Jcpoa) poi stracciata da Trump nel 2018. Gli Usa - che lo hanno sanzionato - ritengono abbia avuto un ruolo di primo piano nella repressione feroce delle ultime proteste anti-governative a gennaio che, insieme ad altri esponenti del regime, ha bollato come "rivolte" fomentate da Israele. In vista dei raid aerei di sabato, Khamenei avrebbe delegato la gestione del Paese proprio a Larijani, che ha di fatto messo da parte il presidente Masoud Pezeshkian, secondo una ricostruzione del New York Times.

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